ASSOCIAZIONE ITALIANA DI CULTURA CLASSICA DELEGAZIONE DI TARANTO <<ADOLFO FEDERICO MELE>>
     ASSOCIAZIONE ITALIANA DI CULTURA CLASSICADELEGAZIONE DI TARANTO <<ADOLFO FEDERICO MELE>>

16 febbraio 2018 - Convegno su Φιλία e Ξενία Amicizia e Accoglienza: la cultura greca ci educa ancora

 

 Si è svolto venerdì 16 febbraio 2018, nell’Aula Magna del Dipartimento ionico - Univ. di Bari “Aldo Moro”, il Convegno su Philía e Xenía, Amicizia e Accoglienza: la cultura greca ci educa ancora, organizzato dalla delegazione tarantina “Adolfo F. Mele” dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC), in collaborazione con il Dipartimento  ionico, e con il patrocinio del Comune di Taranto.

 

Programma: Saluti del dott. Franco Sebastio, assessore alla Cultura del Comune di Taranto; relazioni: Prof. Mario Capasso (Univ. del Salento), presidente nazionale dell’AICC; prof.ssa Arianna Fermani (Univ. di Macerata); dott. Mino Ianne (Dipartimento ionico - Univ. degli Studi di Bari “Aldo Moro”).

 

Hanno partecipato, intervenendo poi nel dibattito, studenti dei Licei di Taranto (“Archita”, “G. Ferraris-Q. Ennio”, “Aristosseno”, “Battaglini”, “V. da Feltre”) e Provincia (“Moscati” di Grottaglie e “De Ruggieri” di Massafra), nonché  una rappresentanza della Capitaneria di Porto della M. M. e allievi della SVTAM.

 

“Di tutti i beni che la saggezza procura per la completa felicità della vita, il più grande è l’acquisizione dell’amicizia”, così recita una delle Massime capitali del filosofo Epicuro. Ed è sempre sua una delle frasi più belle, secondo il prof. Mario Capasso, che siano mai state scritte sulla philía: “L’amicizia gira su tutta la terra, annunciando a tutti noi di svegliarci per felicitarci gli uni con gli altri”: in essa, dice il relatore, “si coglie quel senso di gioiosa serenità che, secondo il filosofo antico, l’amicizia dava al cuore di quanti aderivano alla scuola”. Questa, chiamata il Giardino, era aperta a tutti, anche alle donne (per lo più etére) e agli schiavi, persino ai non-Greci; il filosofo si rivolgeva indistintamente a tutti perché a tutti era possibile raggiungere la felicità, agli eruditi come a quelli che sapevano solo leggere e scrivere, agli umili per nascita come a quelli di elevata condizione sociale, quindi, non c’erano tra amici barriere culturali o di genere o sociali. Certo, non va dimenticato che, ieri come oggi, spesso si diventa amici di qualcuno per utilità (è quanto aveva già detto Aristotele), spinti dalla necessità, dal bisogno di aiuto reciproco, nel momento della difficoltà.  

Anche Aristotele ci ha lasciato messaggi molto significativi sull’amicizia, primo tra tutti quello con cui ha intitolato la sua relazione la prof.ssa Arianna Fermani, “Senza gli amici nessuno sceglierebbe di vivere” (Aristotele, Ethica Nicomachea, VIII, 1, 1155 a 5).

 Philía, che noi traduciamo con “amicizia”, è, in realtà, per il filosofo greco, ogni forma di relazione con il prossimo, necessaria perché senza gli amici l’uomo non può essere felice, perché non è autosufficiente. L’essere umano è “un animale politico”, diceva, infatti, Aristotele, non può vivere al di fuori della comunità, a meno che non sia una belva o un dio. Può farne a meno solo quando è immerso nella contemplazione, ma l’attività intellettuale non basta, l’uomo non è fatto per vivere solitario; la solitudine è un male da temere più della malattia o della morte. La Fermani approfondisce poi anche il concetto aristotelico di koinonía, “comunanza”, garantita dalla paideia, l’educazione, che appunto non è individuale, ma riguarda la comunità. Dunque, gli uomini possono fare cose eccelse, ma rimangono esseri umani, che trovano la bellezza in tutto ciò che è umano. E per questa loro capacità di essere sempre attuali i classici sono anche irrinunciabili.

L’altro tema del Convegno, quello della xenía, accoglienza/ospitalità, è stato sviluppato ampiamente dal dott. Mino Ianne, per il quale la nostra disponibilità all’accoglienza è un’eredità che i Greci antichi ci hanno trasmesso. Dopo alcune precisazioni sul significato del termine xenos (indifferentemente “ospite” e “straniero”), e sulle leggi che regolavano l’ospitalità (a partire dai poemi omerici), il relatore illustra le norme giuridiche che nelle varie città stabilivano i diritti e i doveri degli xenoi (uomini e donne), distinti da Platone in varie tipologie: coloro che si muovevano per affari, gli stranieri che giungevano per assistere a spettacoli teatrali, la figura del prosseno, rappresentante di una città presso la comunità straniera, infine gli asyloi, ovvero, quelli che avevano “diritto di asilo” in un tempio. Interessante, per gli inevitabili confronti con quel che accade oggi o si vorrebbe da taluni che accadesse, la pratica delle espulsioni programmate degli stranieri, esercitata soprattutto a Sparta, ma rifiutata ad Atene, criticata da Platone, che, peraltro, ammirava il regime spartano. Molto tutelati, con diverse disposizioni, in Atene erano i meteci, gli stranieri residenti, ed anche gli apolidi e gli esuli. Alla luce di quanto detto, il relatore conclude che certamente non si può parlare per i Greci di razzismo in quanto del tutto estraneo alla loro cultura, come si evince dalle affermazioni dei sofisti, di Platone e di Aristotele. La presunta superiorità dei Greci sugli altri popoli va intesa più come diversità, di natura culturale, non biologica o fisica (cosa che è alla base del razzismo) che non come vera e propria coscienza di superiorità.

 

Ha concluso i lavori il Prof. Riccardo Pagano (Dipartimento ionico - Univ. degli Studi di Bari “Aldo Moro”) con una digressione sul ruolo dell’intellettuale nella modernità, che deve essere un ruolo di rottura, in grado di far emergere le criticità; ricordando, sulla scorta delle Lettere dal carcere di Gramsci, come la cultura sia frutto dell’educazione (paideia), ha poi invitato soprattutto gli studenti ad amare, attraverso la cultura, se stessi, per costruire una propria identità, ad essere sempre testimoni responsabili del proprio tempo. 

 

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